giovedì 12 novembre 2009

In realta' la crema pasticcera e' sempre considerata una base, con cui poi, insieme ad altri elementi, si assemblano dolci . Immaginatevi pero' una serata d'inverno in cui e' proibitivo perfino pensare di uscire,e ,mentre guardate la TV, sentite quel famoso languorino che non e' proprio fame ma voglia di qualcosa di buono; chi e' che non ha in casa un plateau di uova e un po' di latte? Il gioco e' fatto,e sono certa che troverete qualcuno che vi fara' volentieri compagnia, se non a cucinarla, a mangiarla sicuramente si'. Io amo molto gustarla al naturale, anche calda, appena fatta, oppure tiepida o fredda accompagnata da biscotti secchi o frutta, o meglio cioccolato fuso. Eccovi, ora che vi ho fatto venire la voglia di mangiarla, la ricetta per farla. Do le dosi per un litro di latte soltanto perche' mi e' comodo, ma potrete tranquillamente dividere e farne meno. Mettete sul fuoco un pentolino con dentro un litro di latte e tre scorzette di limone(mi raccomando solo la parte gialla, altrimenti rischiate di buttare tutto a causa del retrogusto amaro della parte bianca della scorza degli agrumi). Nel frattempo in un altro pentolino amalgamate, fuori dal fuoco, sei tuorli d'uovo a quattro cucchiai colmi di zucchero semolato bianco e due di zucchero a velo, e, quando il composto sara' omogeneo e chiaro, unite un cucchiaio raso di farina oo ed uno pieno di maizena o amido di mais; amalgamate bene. Nel frattempo tenete d'occhio il latte per toglierlo dal fuoco appena un attimo prima che spicchi il bollore,e, una volta tolte le scorze di limone, versatelo sul composto di uova farine e zuccheri avendo cura di farlo scendere a filo e mescolare energicamente ma con movimenti regolari mentre scende per amalgamare il tutto senza formare grumi. Io preferisco usare a questo scopo la frusta a mano, c'e' invece chi utilizza il mestolo di legno; non c'e' una regola per questo, l'importante e' che il risultato sia lo stesso, e cioe' un composto fluido. Bene, appena avete finito questa operazione, riaccendete il fornello a fiamma mediobassa(per questi tipi di preparazioni e' sempre meglio usare lo spargifiamma) e fate addensare la crema girandola sempre in un senso finche' non sentite che ha raggiunto la densita' che volete. Tenete comunque presente che la densita' aumenta man mano che la crema fredda. Se la dovete usare per riempire un guscio di pasta frolla per fare ad esempio una crostata di frutta, abbiate cura di farlo quando sia la frolla sia la crema sono fredde, magari aiutatevi a spargere la crema con una spatola da pasticceria. Tutti questi tipi di preparazioni con latte e farina, come la crema pasticcera, appunto, oppure la besciamella, presentano quel fastidioso inconveniente della formazione di quella brutta pellicola densa e piu' scura sulla superficie se non vengono consumate subito, al quale si puo' ovviare facendole freddare a temperatura ambiente, cioe' fuori dal frigo, coperte da pellicola da cucina. La crema pasticcera si presta a mille ed uno utilizzi, che variano dal riempimento di crostate, pan di spagna e mille foglie, alla preparazione della zuppa inglese, alla preparazione della chantilly, alla farcitura delle bigne' eccetera. Per ognuno di questi dolci rimando all'articolo corrispondente. L'immagine inserita si riferisce ad un pan di spagna a strati con crema pasticcera ricoperto di panna montata.
Di afrodite - Pubblicato in : dolci al cucchiaio
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Domenica 21 giugno 2009
...ovvero il bellissimo ricordo del primo vero piatto che ho imparato da mio padre.... e che poi ho un po' rielaborato a modo mio, come al solito...
Un classico della tradizione italiana che col tempo e' diventato il mio(o meglio uno dei miei) cavallo di battaglia. Permettetemi la licenza: questo piatto, soprattutto se accompagnato da patate al forno dorate e croccanti, profuma di domenica casalinga.
Le dosi che do sono per 4 persone o per tre con un ottimo appetito.
Allora, prendete un bel pezzo di arista di maiale di circa 800 grammi, compreso di "cordoncino"e del suo bello straterello di grasso, ma senza l'osso. Se riuscite legatelo in modo che resti fisso in forma cilindrica(poi in un altro articolo spieghero' e mostrero' le legature, ora al momento sono sprovvista delle foto di tutti i passaggi), altrimenti chiedete al macellaio al momento dell'acquisto. Praticate sul dorso del pezzo(dalla parte de grasso) delle incisioni che vadano in profondita' ma che non arrivino dalla parte opposta(altrimenti quando, una volta cotto, si va a tagliare, la fetta non puo' restare intera), ed infilate dentro questi lunghi buchetti una nocina di burro, due o tre aghi di rosmarino,una fogliolina di salvia,un quarto di spicchio d'aglio, il tutto salato e pepato a vostro piacimento(io consiglio di fare col burro e gli altri ingredienti una specie di impasto e passarlo in un misto di sale e pepe nelle proporzioni da voi desiderate, poi dividere questa "pappetta" in tanti piccoli pezzetti quanti sono i buchi, e spingerla dentro). Salate e pepate poi l'esterno della carne strofinandola con le mani su cui avrete messo sale e pepe, ed adagiate il pezzo dentro una casseruola a bordi alti in cui avrete messo tre cucchiai di olio e.v. ed uno spicchio d'aglio in camicia(cioe' con la buccia). Fate rosolare a fuoco piuttosto vivace girando la carne con l'aiuto di due cucchiai finche' non e' dorata in superficie e non sentite che tende ad attaccare sul fondo del tegame. E' proprio in questo momento che si aggiunge un bel bicchiere pieno di vino bianco secco e si "deglassa" il fondo, cioe' si fa staccare quel poco di bruciaticcio che c'e' per dare sapore e corpo al fondo di cottura. Fate evaporare bene il vino, togliete la carne tenendola in caldo tra due piatti, togliete anche lo spicchio d'aglio; abbassate la fiamma e mettete nel fondo un trito di una carota media, una piccola costa di sedano, una cipolla bionda e pochi salvia e rosmarino. Fate soffriggere e quando comincia ad imbiondire rimettete la carne, copritela a filo con il latte freddo(ce ne vorra' un litro), regolate il fornello a mezza fiamma e incoperchiate. Da adesso in poi, per circa un'ora e mezza, potete dedicarvi ad altre occupazioni, ricordandovi pero' di andare almeno tre volte ad intervalli regolari a girare la carne e a dare un'occhiata alla quantita' del liquido di cottura che non deve mai andare sotto la meta' dell'altezza della carne. Se ritenete necessario aggiungere un po' di latte durante la cottura, ricordate di aggiungere latte ben caldo(cioe' che non provochi variazioni di T nella carne). Mentre cuoce la carne il liquido di cottura si riduce e si addensa in delle specie di grumettini bianchi, dovuti alla presenza del latte. Quand'e' cotto, togliete la carne dalla pentola, mettetela avvolta in carta di alluminio sopra un vassoio, e passate il frullatore ad immersione dentro la pentola direttamente: vedrete che si formera' una cremina di colore rosato e di giusta densita'per nappare le fette di carne che taglierete tiepida o fredda. Servite con patate al forno e ricordate che la salsa deve essere sempre calda, e, se la dovete scaldare, fatelo necessariamente a bagnomaria.
Di afrodite - Pubblicato in : secondi di carne
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Domenica 14 giugno 2009
Si' va bene , sono golosa, anzi, golosissima. I dolci mi piace farli perche' poi dopo mi piace molto di piu' mangiarli, magari in compagnia di qualcuno che apprezza come me. Avevo il mascarpone, le uova fresche, ma era caldo, troppo caldo.... Avevo pero' anche delle bellissime fragole, e fortunatamente, le idee non mi mancano mai, e neanche la voglia di provare.Ok, mi sono detta, se non piace a nessuno meglio, lo mangero' tutto io, tanto a me piace di sicuro. Ed ecco che ha preso forma il tiramisu' alle fragole, che poi pero' purtroppo e' piaciuto... Allora prendete due etti e mezzo di mascarpone, inutile dire freschissimo, aggiungetevi il tuorlo di un uovo freschissimo anch'esso, 4 cucchiai colmi di zucchero semolato bianco, la parte gialla della scorza di mezzo limone grattugiata, e mescolate tutto fino a renderlo omogeneo. Poi mettete in frigo e nel frattempo montate nel frullatore, con un pizzico di sale , il bianco dell'uovo a neve fermissima; incorporatelo al composto che avete prima fatto riposare in frigo, molto delicatamente, con movimenti dall'alto verso il basso, preferibilmente con un cucchiaio di legno, poi mettete di nuovo in frigo. Mondate poi le fragole(circa 20), tagliatele a fettine sottili e raccoglietele in una ciotola dove metterete anche tre cucchiai di zucchero semolato bianco, il succo di mezzo limone (cercate di eliminare i noccioli) e tre cucchiai di vino bianco secco(meglio spumante brut, o prosecco). Mettete in frigo anche queste dopo aver ben mescolato il tutto. Dopo circa 20 minuti prendete dei pavesini, tuffateli appena nel succo delle fragole,e ricoprite con essi il fondo di un recipiente a bordi alti dove avete intenzione di presentare il dolce. Fate uno sttrato di pavesini, uno di crema di mascarpone, uno di fragole, e sopra le fragole grattugiate, se lo avete, del cioccolato fondente "a ricciolini". Procedete a strati fino ad esaurimento degli ingredienti. Per ultimo lasciatevi le fettine di fragole piu' belle e spolverate bene con i riccioli di cioccolato. In frigo per almeno tre ore e poi petrete gustare un dessert che risulta freschissimo al palato e sembra quasi, nonostante l'alto valore nutrizionale degli ingredienti, leggero come un sorbetto. In piu' il retrogusto di limone permette anche l'effetto di "pulizia" del palato, che e' fondamentale dopo un pasto, per esempio, a base di pesce.
Di afrodite - Pubblicato in : dolci al cucchiaio
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Sabato 13 giugno 2009

Ovvero: ma perche' proprio io non ce la dovrei fare? Ma si' che ce la faccio!! Questa non e' una ricetta, ossia non e' una ricetta di cibo, ma forse e' la ricetta che cerco di seguire io stessa per raggiungere i miei obbiettivi. Mi sono messa in testa una cosa, forse un po' piu' grande di me, ma sto cercando in tutti i modi di portarla avanti e di realizzarla, con l'aiuto di persone vicine e con il loro appoggio. Quello che vedete nell'immagine potrebbe essere il logo del mio laboratorio di cucina artigianale dove preparerei cibi pronti lavorati e semilavorati con vendita all'ingrosso ai negozi tipo pizzicherie e minimarket. Gli ingredienti potrebbero essere lavoro, tenacia e perseveranza, visione realistica dei problemi che incontrero' , pratica e veloce soluzione, approccio al lavoro di tipo entusiastico ma non troppo(cioe' non del tipo mi butto e poi si vedra' ma del tipo salto solo fino a li' perche' so che ci posso arrivare con le mie forze senza dissolverle tutte), un pizzico di coraggio, un pochino di fortuna.... e chi piu' ne ha piu' ne metta. Mi aspetto suggerimenti su eventuali possibili o probabili clienti(che so, magari il vostro pizzicagnolo di fiducia), ed anche i vostri in bocca al lupo!

Di afrodite - Community : CUCINA SEMPLICE - Pubblicato in : chiacchierre gastronomiche e non....
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Sabato 13 giugno 2009
Ovvero il buon carciofo ripieno alla toscana, che se e' fatto bene sta in piedi da solo(per questo si chiamano ritti). Oppure come sottotitolo si potrebbe mettere anche " come fare felice un marito siciliano con una ricetta della vostra nonna toscana".
Questi carciofi vanno preparati quando proprio non sapete cosa fare da mangiare, ma avete voglia di "perdere" un po' di tempo dietro i fornelli; sapete in uno di quei pomeriggi che sembrano piu' lunghi di tutta l'intera giornata, quando magari avete poca voglia di uscire e dentro il frigo e la dispensa ci sono un po' di cose da "far fuori", ma non avete ancora in mente qualcosa di preciso... A me capita spesso e devo dire che la cara, vecchia e povera cucina toscana e' una fonte inesauribile di idee per il "riciclo" delle pietanze gia' cotte(ovviamente del giorno prima, massimo di due giorni), ed anche per la creazione di ottimi piatti utilizzando materie prime che tutti abbiamo a disposizione, magari in piccole quantita' che ci farebbe anche piacere eliminare dal frigo(tipo per esempio due dita di latte in un cartone da 1 litro che occupa un sacco di spazio, un ciuffo di prezzemolo che forse domani sara' giallino e andra' buttato, e via dicendo). Certo un tempo la necessita' aguzzava l'ingegno, quando si dovevano sfamare famiglie numerose e mariti esigenti con i soli prodotti dell'orto e poco piu', magari anche cercando di variare un po' ogni giorno secondo i gusti e le esigenze di tutti; ma credo che oggi in tempi di "crisi" e di ritorni "alle origini" , l'abitudine a "ripulire" completamente il frigorifero prima di rifare la spesa possa tornare enormemente utile. Questa e' la dose per sei carciofi di taglia media: pulite i carciofi dalle foglie esterne e dal gambo, poi svuotateli con un coltellino a punta del loro interno e raccoglietelo sopra un tagliere sminuzzandolo con la mezzaluna; nel frattempo mettete i cuori di carciofo svuotati in una ciotola piena di acqua in cui avrete strizzato mezzo limone. Mettete anche a bagno in un'altra ciotola circa due etti di mollica di pane raffermo sbriciolata con le mani in circa 150 cc di latte. Intanto sminuzzate una decina di foglie di prezzemolo e uno spicchio piccolo d'aglio, sbriciolate con le mani tre salsicce toscane e grattugiate un pugno di parmigiano, mescolando tutto in una capace ciotola dove metterete anche il rosso di un uovo, il dentro dei carciofi e la mollica del pane ben strizzata. Aggiungete sale quanto basta, un pizzico di noce moscata ed amalgamate il tutto con le mani . Sciacquate i carciofi sotto il getto dell'acqua corrente frdda e riempiteli con il composto che deve un po' debordare. Metteteli in modo che stiano in piedi uno accanto all'altro in una casseruola a bordo alto con sul fondo tre cucchiai di olio e.v. , un dito di vino bianco secco e un dito di acqua e limone che avrete lasciato(quella dove erano a bagno i carciofi). Fate cuocere coperto a fuoco lento(stufare) circa un'ora. Io accompagno con insalatina fresca e li uso come piatto unico. Sono buoni anche freddi con sopra il loro sughetto caldo. I carciofi che uso piu' spesso a questo scopo sono i carciofi morelli o moretti, che non sono molto grandi ma non sono tanto amari e sono molto saporiti.
Di afrodite - Pubblicato in : secondi di carne
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Impastare, manipolare, sentire sotto le dita le consistenze della materia che cambiano mentre lavoro con le mie mani, e' una delle cose che preferisco della cucina; e' per questo che amo tanto gli impasti, soprattutto quelli base, fatti con la farina; non so se qualcuno di voi ci abbia mai pensato, ma non vi sembra un prodigio versare in una ciotola una polvere, un liquido, un solido, e con le sole vostre mani ottenere una bella cosa liscia, omogenea, uniforme, con una consistenza tutta sua e diversa dai materiali d'origine? Non so, ma mi affascina tantissimo.... E' per questo che appena posso lo faccio... E' davvero un modo per creare qualcosa, ed ho sperimentato fino ad ora tante ricette, soprattutto con la pasta frolla, che e' quella che mi piace di piu', sia per la lavorazione che per il gusto, e soprattutto perche' si puo' usare per i dolci e per i salati. Per la pasta uso questa ricetta che ho messo a punto rielaborandone alcune e mettendoci qualcosa di mio, cambiando le proporzioni degli ingredientifino a che non sono riuscita a trovare quella che mi soddisfaceva di piu', friabile ma che non si sbricioli, morbida ma non unta, croccante ma non secca. Innanzitutto servono farina(meglio se con poco glutine), rosso d'uovo, zucchero semolato e burro freddo a pezzetti, mezzo cucchiaino di lievito vaniglinato e la parte gialla della buccia di mezzo limone grattugiata (oppure un altro aroma che preferite, anche liquido). Io procedo in questo modo: sul piatto della bilancia metto 250 grammi di farina, il rosso di un uovo, 80 grammi di zucchero semolato, il lievito(mezzo cucchiaino da caffe'), la buccia del limone grattugiata e 170 grammi di burro freddo di frigo a pezzetti , tutto insieme; poi verso tutto sulla spianatoia e comincio a impastare molto velocemente cercando di sfare con le dita i pezzetti di burro senza scaldarli troppo; nel giro di tre minuti il tutto sara' perfettamente amalgamato ed otterrete una bella pasta liscia e tonda, abbastanza morbida, che metterete in frigo per una ventina di minuti per ridarle tono ed elasticita'. A questo punto la frolla e' pronta per l'uso che ne volete fare: stendetela con un matterello su un piano leggermente infarinato, se volete fare una crostata che va messa in forno gia' farcita, la pasta deve essere un po' piu' bassa(circa mezzo centimetro), altrimenti un pochino piu' alta e bucherellata con una forchetta. Una volta stesa la pasta, tagliate con la rotella tagliapasta la forma dello stampo da crostata mettendocelo sopra capovolto e seguendone i bordi appunto con la rotella, poi poggiate il matterello all'estremita' del cerchio , arrotolateci sopra tutta la pasta e srotolatela sopra lo stampo da crostata che verra' cosi' perfettamenta ricoperto. Se lo stampo e' antiaderente non c'e' bisogno di imburrarlo, se non lo e', potete metterci sopra della carta forno inumidita poi strizzata e stesa sopra, oppure lo potete imburrare, infarinare leggermente e scuotere bene l'eccesso di farina perche' il burro tende a bruciare e con la farina crea uno sgradevole retrogusto amarognolo. La temperatura del forno varia a seconda del forno usato, comunque non sotto i 180 gradi e non sopra i 210; l'importante e' che il forno sia gia' caldo quando ci mettete la pasta e che quando la togliete aspettiate che sia completamente fredda prima di capovolgerla; la frolla si compatta e si solidifica freddando.
Un'idea per una farcitura gustosa ossia crostata di ricotta e cioccolato
Stendete la frolla sullo stampo, o, come ho fatto io, sugli stampi da crostatine,poi in una ciotola riunite250 grammi di ricotta di mucca, 4 cucchiai di zucchero semolato, e tre rossi d'uovo. Nel frattempo scaldate e fate sciogliere a bagnomaria 60 grammi di cioccolato fondente(io ho usato quello di un uovo di Pasqua), e quando e' fuso versatelo nella ciotola unendolo al composto di girando velocemente con un mestolo ; sentirete che l'impasto si rapprendera', allora girate ancora un po' per renderlo liscio e versatelo sulla frolla negli stampi. Infornate e poi mi saprete dire il risultato. Le dosi che ho fornito servono circa per 6 crostatine standard o per una di diam. di 26/28 cm. Vedere per credere:


Certo a primavera forse ci si aspettano ricette con verdure, fresche e leggere, ma ieri la metereologia mi ha aiutato(tempo brutto, non caldissimo,pioggerella che non invitava ad uscire), e il mio congelatore mi ha proposto della carne macinata che stava li' da troppo tempo e un paio di ottime salsiccine, poi la mia passione per il ragu' e i suoi mille possibili usi ha fatto il resto. Dunque, soffriggere per una decina di minuti un bel trito non troppo fine di una grossa carota, una costa di sedano il cui peso non deve superare i tre quarti di quello della carota, un paio di cipolle rosse di media grandezza, 5 o 6 aghi di rosmarino e 5 o 6 foglie di salvia in un bel fondo di olio e. v. Deve rosolare bene a fuoco vivo; al momento in cui comincia a fare quel bel suono di sfrigolio e si imbiondisce leggermente, aggiungere la carne macinata(circa 1\2 kg) ed un paio di buone salsicce toscane. Io prima di aggiungere la carne la salo e la pepo e ci grattugio sopra una bella spolverata di noce moscata. Girare con un mestolo per sfare bene i grumi di carne, il tutto a fuoco vivo per non farla lessare. Continuare a fuoco moderato finche' non comincia di nuovo a sfrigolare e, un attimo prima di farla attaccare al fondo della pentola, versare un po' meno di mezza bottiglia di buon Chianti. Far evaporare a fuoco vivo finche' non si sente piu' l'odore del vino e la carne ha preso un bel colore rosso scuro , quindi abbassare a mezza fiamma ed aggiungere mezzo tubetto di concentrato di pomodoro (triplo) sciolto in tre quarti di litro di acqua caldissima . Incoperchiare e cuocere girando ogni tanto finche' il liquido non e' ridotto tanto che insieme al fondo di cottura formera' una bella cremina densa(ci vogliono circa due ore dall'aggiunta dell'acqua). Il ragu' e' molto piu' buono se mangiato il giorno dopo, oppure la sera se fatto la mattina.
E ora che ci faccio con tutto questo ragu'?
In realta', per quanto tanto sia, a casa mia non basta mai, ma ecco come mi piace di piu'. lasagne, naturalmente, ma soprattutto maccheroni al forno; crostoni di pane abbrustolito,meglio se inzuppato in un buon brodo di carne; pasta(tagliatelle), e il fondo che resta lo utilizziamo per zuppare il pane in caso di fame fuori programma.
Variazioni sul tema
La ricetta che ho scritto e' una mia rielaborazione della classica del ragu' toscano; ce ne sono versioni diverse in ogni regione di Italia o meglio in ogni citta', e per questo tornero' su questo argomento in un orario piu' decente.
Chi lo prova mi aggiorni sul risultato .
Ah, dimenticavo mezza bacca di ginepro aggiunta al soffritto, e' il mio tocco in piu', e lo rende, diciamo, piu' "toscaneggiante".


Adesso che finalmente sono riuscita a scrivere il mio primo articolo sul mio primo blog(che grande conquista per una poco esperta di pc come me), mi presento e cerco, in poche ma efficaci parole(ma se sono una prolissa chiacchierona!), di farvi capire l'essenza di cio' che voglio esprimere. Io sono Francesca, anche se come nick ho scelto Afrodite in onore del libro di ricette e non solo di una delle mie autrici preferite; ho quasi 40 anni, sono una mamma, una moglie, ed una cuoca di professione al momento senza occupazione per scelta. Il mio blog rientra nella categoria "gastronomia", ma mi sarebbe piaciuto poter scegliere la categoria "vita", e vi spiego perche': come dico nel mio profilo, nello spazio "qualcosa di me"(che e' stato tagliato perche' conteneva troppi caratteri), tutto cio' che riguarda il mondo del cibo e della cucina mi ha sempre affascinata, direi quasi stregata fin da piccolissima, perche' sono fermamente convinta che niente riesca a riportarci alle nostre origini , e quindi a cio' che siamo nel piu' profondo del nostro io, come l'evocazione , ad esempio, di un piatto, anche il piu' semplice, che ci faceva la nonna quand'eravamo bambini, o come il ricordo di un certo profumo della cucina della mamma in un giorno di festa . Se ci pensate bene tutta la vostra vita vi apparira' magicamente legata a sapori, odori, profumi, piatti, momenti di convivialita' nel tinello o nella cucina di casa vostra, o di qualche vostro parente. Tutto questo per dire che il nostro bagaglio e' indissolubilmente legato al cibo, ma non al mero atto di inghiottire, bensi' al cibo in senso largo, come prodotto della nostra terra, come cultura e tradizione della nostra famiglia, del nostro paese, come rappresentazione della nostra storia. Il titolo che ho scelto per il mio blog, "lapappabona", non e' un caso: con questo nome indicavo all'eta' di circa due anni la marmellata che mia madre conservava in barattoli di vetro sopra i pensili della cucina, e che faceva lei stessa. Ora , non e' per nostalgia o per tornare ai vecchi tempi che scrivo, ma semplicemente perche' , arrivata a 40 anni, voglio condividere questa lunga parte della mia vita con chi di voi vorra' collaborare con me ed aggiungere le proprie esperienze alle mie, attraverso gusti, ricette e proposte culinarie(o meglio enogastronomiche) che potranno andare dalle ricette della nonna alle piu' azzardate e moderne sperimentazioni, perche' per poter guardare meglio e piu' serenamente avanti, e' sempre necessario conoscere bene cio' che c'e' dietro di noi.